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C’è posto per Yulia Timoshenko nell’Ucraina del post EuroMaidan?

   I suoi sostenitori ritengono che sia l’unico politico dotato di esperienza e carisma in grado di guidare il Paese in una stagione così critica, ma i suoi detrattori la considerano una donna scaltra, spregiudicata, assetata di potere e con un passato tutt’altro che limpido.

L’accelerazione degli eventi di questi ultimi giorni in Ucraina ha portato sabato 22 febbraio alla destituzione del presidente Yanukovych, all’elezione di una nuova Rada che ha nominato come speaker e presidente ad interim Oleksander Turchinov e alla scarcerazione dell’ex premier Yulia Tymoshenko. Si sono riaccesi così, piuttosto inaspettatamente, i riflettori sull’eroina della Rivoluzione Arancione del 2004.

Lasciata la Colonia penale n. 54 di Kachanivska, Kharkiv, Timoshenko è subito volata a Kiev dove, dopo aver deposto dei fiori per onorare gli eroi morti negli scontri di Hrushevskoho, ha tenuto in serata un appassionato discorso sul Maidan Nezalezhnosti.

Visibilmente provata in volto, seduta su una sedia a rotelle – soffre da tempo di una fastidiosa ernia del disco – l’ex pasionaria arancione ha parlato per una quindicina di minuti rendendo onore a tutti i manifestanti che persino con il sacrificio della propria vita hanno consentito la caduta del regime di Yanukovych. Benché ricco di pathos e accompagnato dall’applauso di molti, il discorso di Tymoshenko non ha convinto del tutto il Maidan. Chi era in piazza ha potuto cogliere distintamente alcuni fischi al suo indirizzo.  

Il ritorno improvviso sulla scena politica di Tymoshenko che, pur rifiutando la premiership del governo provvisorio, si è detta pronta a candidarsi alle elezioni presidenziali del 25 maggio ha creato non pochi malumori tra i sostenitori e gli attivisti di Euromaidan. Poche ore dopo il suo discorso, i forum online sembrano improvvisamente dimenticarsi della lotta di liberazione ancora in corso e del rischio di secessione in Crimea e nelle regioni orientali, e concentrano la propria attenzione sull’opportunità di un’eventuale candidatura di Tymoshenko alla presidenza dell’Ucraina.

Mentre i suoi sostenitori sottolineano come Yulia Volodymyrivna sia l’unico politico dotato di esperienza e carisma in grado di guidare il Paese in una stagione che si preannuncia davvero critica – l’Ucraina dovrà ricomporre molte fratture al suo interno ed è a un passo dal default – i suoi detrattori la considerano una donna scaltra, spregiudicata, assetata di potere e con un passato tutt’altro che limpido. Quasi un simbolo di quel sistema oligarchico che la società civile vuole lasciarsi definitivamente alle spalle per aprire una nuova fase caratterizzata da una rigenerazione morale.  

Simili gli umori che si colgono leggendo i commenti sulle pagine facebook della diaspora ucraina in Italia, dove si arriva persino allo scontro verbale con tanto di ingiurie e insulti tra tifoserie opposte. La situazione – racconta Marianna Soronevych, caporedattrice di Gazeta Ukrainska, il giornale per gli ucraini in Italia – non è molto diversa nel mondo non virtuale, ossia all’interno della comunità. “Domenica scorsa abbiamo organizzato un corteo a Roma a cui hanno partecipato 5000 ucraini. Parlando con la gente ho colto, per la prima volta, alcune perplessità su Tymoshenko”. La stessa Mariana, che in passato aveva votato per Yulia, oggi appare piuttosto prudente. “Spero che l’opposizione si accordi per un candidato unitario evitando gli errori e le divisioni del passato. Klitschko potrebbe essere l’uomo giusto”.  

Anche Oxana Pachlovska, docente di Ucrainistica a “La Sapienza” di Roma, considera l’ex pugile Vitaly Klitschko, europeista e centrista moderato, il candidato migliore. “Vedrei bene Klitschko come Presidente, Yatseniuk come premier e Poroshenko a capo del Consiglio di Sicurezza, un organo fondamentale per l’Ucraina in questa fase storica”. Che Yulia Tymoshenko non sia più in sintonia con la sensibilità che si è venuta a creare nel Paese, un Paese dove c’è stata una “Rivoluzione della Dignità” voluta dalla gente comune, è opinione pure di Pachlovska. “Il tempo e la politica sono crudeli. Yulia è stata in carcere 30 mesi, in questo periodo l’Ucraina è cambiata tantissimo e sono emersi nuovi movimenti e partiti”.

Il riferimento, neanche troppo velato, è a formazioni come Pravy Sector che unendo tradizione cosacca e nazionalismo galiziano sono riusciti a mobilitare le forze migliori dell’Ucraina contro la democratura cleptocratica di Yanukovych e a sconfiggere, pagando il numero più elevato in termini di vite, un regime che nelle ultime settimane aveva assunto un volto sanguinario. Pachlovska precisa che il suo giudizio negativo su un’eventuale candidatura di Yulia Tymoshenko alla presidenza è puramente politico e che non condivide affatto gli attacchi ad personam nei confronti dell’ex premier di alcuni giornalisti vicini all’opposizione.

“Yulia non è scesa a compromessi con il regime e ha scelto la prigione e questo gli va riconosciuto. Altri oligarchi hanno preferito fare affari con Yanukovych…”

Tymoshenko fu arrestata nell’estate del 2011 e condannata l’11 ottobre dello stesso anno – dopo un processo giudicato anche da Bruxelles “viziato dalla mancanza di standard internazionali di equità, trasparenza e indipendenza” – a 7 anni di reclusione con l’accusa di avere abusato dei suoi poteri quando nel 2009 stipulò con Vladimir Putin un contratto per l’importazione di gas russo, infliggendo, secondo l’accusa, un danno di circa 135 milioni di euro alla compagnia ucraina Naftohaz.

Marta Dyczok, professore associato di Politica Internazionale e Storia Ucraina alla Western Ontario University di Londra, Canada sottolinea come il vero leader di Batkivshchyna, quello che ha guidato il Partito di Yulia Tymoshenko in questi difficili mesi, è stato Arseniy Yatseniuk. “Il fatto che ultimamente stia zitto non significa che non ambisca a qualche ruolo di primo piano nel nuovo governo”.Interrogata sul futuro politico dell’ex leader arancione Dyczok non esclude un suo ritorno in campo. “Yulia Tymoshenko è un politico molto astuto. Uscita dal carcere ha fatto una dichiarazione per onorare i morti negli scontri a Kyiv e poi è corsa sul Maidan. Ha letto l’umore della piazza e il giorno dopo ha negato le voci di una sua candidatura alla presidenza. Tuttavia la dichiarazione l’ha rilasciata il suo avvocato… non lei!”  
 

Massimiliano Di Pasquale*

* Giornalista e scrittore, autore di “Ucraina terra di confine”

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