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Il pugno di Putin: forza o debolezza?

   Tavola rotonda all’Istituto Affari Internazionali di Roma sulla crisi ucraina. La politica del presidente russo al centro delle valutazioni di esperti e diplomatici

“Ucraina al bivio, evoluzioni interne e prospettive internazionali”: in una tavola rotonda svoltasi allo Iai di Roma, esperti di relazioni internazionali e diplomatici hanno analizzato le ultime vicende della crisi in Ucraina. Secondo Paolo Calzini, docente di Studi europei alla John Hopkins di Bologna, l’aggressività del presidente russo è in realtà figlia di una posizione difensiva. La leadership del Cremlino teme che possa diminuire la legittimità interna ed è per questo che ci si affida alla retorica del “patriottismo russo” da tutelare.

Per Stefano Silvestri, già presidente Iai, Putin teme che l’Occidente possa lavorare a un cambio di regime a Mosca e per questo cerca di prevenire lo scenario mostrando i muscoli in Crimea. Ma la scelta della linea dura in Ucraina potrebbe rivelarsi un boomerang. Infatti, anche se Mosca riuscisse a controllare Crimea e Donbass, questo porterebbe una parte dell’Ucraina a stringere ancora di più i legani con l’Occidente. La Russia sarebbe così più isolata, malgrado l’apparente guadagno territoriale.

Per l’ambasciatore di Ucraina a Roma, Yevgen Perelygin, la crisi attuale non è solo un problema bilaterale tra Mosca e Kiev, ma sono in gioco princìpi fondamentali del diritto internazionale. Il diplomatico ha sottolineato la gravità della recente dichiarazione di Putin sull’intenzione di non rispettare il “Memorandum di Budapest” del 1994. Nel documento, Kiev rinunciava allo status nucleare, mentre i Grandi si impegnavano a garantire la sicurezza e l’integrità territoriale della Repubblica ex sovietica. “L’Ucraina di oggi non è quella del 1994”, dice Putin, ma il principio della continuità dello Stato falsifica la posizione russa. Perelygin ha negato che si possa parlare di guerra civile in Ucraina e ha poi affermato che i mass media italiani sotto troppo sensibili alla propaganda russa.  

Questo punto è stato condiviso dal diplomatico italiano Gian Luca Bertinetto, già ambasciatore d’Italia a Kiev. Bertinetto ha aggiunto che l’attuale governo ucraino è pienamente legittimo e ha voluto smentire l’interpretazione di una Maidan piena di estremisti. In realtà, esponenti di gruppi criticabili hanno solo partecipato alla difesa delle manifestazioni, sempre pacifiche, nonostante il pugno di ferro delle forze dell’ordine di Yanukovich.

Fabio Fabbri, ambasciatore italiano in Ucraina durante la “Rivoluzione arancione”, ha sottolineato la differenza tra gli avvenimenti del 2004 e quelli degli ultimi mesi. L’allora presidente Kuchma era più moderato rispetto a Yanukivoch, mentre la leadership dell’opposizione dell’epoca si mostrò più capace di controllare la piazza. Tuttavia, sulla situazione odierna non poteva non pesare la disillusione proprio per il fallimemto degli “arancioni”.

L’ambasciatore ungherese a Roma, Janos Balla, ha ricordato l’importanza del rispetto del “Memorandum di Budapest”, affermando che Mosca sta violando il diritto internazionale. Balla ha auspicato che non si ripetano gli errori del passato, citando le invasioni di Ungheria (1956) e Cecoslovacchia (1968), ma ha anche messo in rilievo l’importanza che il governo di Kiev si impegni a rispettare le minoranze.  
 

(a cura di Giovanni Casa)

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