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Né solo russi né solo ucraini: l’appello di una giornalista

   Iryna Kashchey, giornalista bilingue della Radio Nazionale Ucraina, scrive una lettera aperta ai giornalisti italiani: “Tra le due comunità ci siamo noi di sangue misto, invisibili, ma spesso maggioranza”

Cari colleghi italiani,
sono sicura che voi come me, in questi giorni seguite le notizie dall’Ucraina. Molti di voi hanno scritto articoli, interviste e reportage sull’argomento. E vi ringrazio per questo impegno. Ma vorrei far arrivare un messaggio importantissimo per noi Ucraini. Nei media occidentali spesso è menzionato il conflitto “tra i russofoni e ucrainofoni” nelle zone Est e Sud dell’Ucraina, così come in Crimea. Non è affatto così! E’ una visione non solo semplificata, ma pericolosa.

Io sono nata a cresciuta a Kharkiv (30 km dalla frontiera con la Russia), tra la mie due lingue madri (Russo e Ucraino) ho scelto il Russo per parlare con mio figlio. Vivendo a Kharkiv, non ho mai subito alcuna minima restrizione per l‘uso della lingua russa. Non poteva essere diversamente nella città storicamente bilingue. Per esempio, la mia tesi di laurea conseguita nel 2000 alla facoltà di giornalismo di Kharkiv, è stata scritta per intero in russo.

Secondo i dati statistici, a Kharkiv il 65,9% è russofono (nella regione di Kharkiv addirittura 44, 3% russofoni e 53,8% ucrainofoni). Nella città è usato prevalentemente il russo. Ci sono le scuole, i libri, i media russofoni senza alcuna restrizione. Ripeto, i russofoni a Kharkiv non sono mai stati considerati “cittadini di classe B”. Tantomeno potevano esserlo in Crimea, dove il russo è parlato dalla maggioranza.

Chi sono le persone russofone? A Kharkiv una parte di popolazione è etnicamente russa, un’altra è etnicamente ucraina, ma la maggioranza è mista. Questo per quel che riguarda l’etnia, non la cittadinanza.

I cittadini russi residenti a Kharkiv ci sono, alcuni li conosco personalmente, ma non sono tanti. Prima di tutto perché secondo la legislazione ucraina la doppia cittadinanza non è permessa. Cioè in pratica, in Ucraina vivono pochi cittadini russi ma tante persone (fino al 20% della popolazione) di etnia russa.

Dal punto di vista linguistico Kharkiv è popolata da russofoni, ucrainofoni e bilingui. Ma il terzo gruppo, di cui faccio parte, è “invisibile” per la propaganda del Cremlino. Nessuno e mai parla di questa fetta di popolazione (non meno del 30%), che però è costituita dall’élite intellettuale – scrittori, giornalisti, professori e dai giovani. Perché sì, molti giovani a Kharkiv si sentono europei, condividono i valori dell’Europa e vedono nell’Unione Europea l’esempio di “come devono essere paesi veramente civili”. Questi giovani viaggiano, vogliono studiare nelle università europee e dopo tornare per costruire l’EU in casa propria. Due di questi giovani kharkovesi Eughen Kotlyar e Vladislav Zubenko sono stati uccisi sul Maidan di Kiev. Erano partiti per Kiev per difendere i valori umani, la dignità della persona…E il nostro scrittore Serghiy Zhadan, ucrainofono di Lugansk (!) ieri è stato picchiato selvaggiamente dai “russofili”. Ora è ricoverato con un trauma cranico e sicuramente la sua mancanza si sente tantissimo per quelle migliaia di persone che da tre mesi si radunano per una protesta pacifica sul Maidan kharkovese – sotto il monumento a Taras Shevchenko.
Sì, c’è l’altra Kharkiv, che non sostiene e non ha mai sostenuto Maidan. Ma questo non vuol dire che tutti loro “aspirano alla Russia” e sostengono Yanukovich. Ora, davanti al pericolo palpabile di guerra tra la Russia e l’Ucraina, molti di loro dicono: “No, noi non vogliamo la guerra. Vogliamo rimanere qui e vivere come vogliamo noi, non come vuole Putin”.
Tirando le somme, direi: sì, la mia città è legata alla cultura e alla lingua russa. Ma – attenzione – non alla politica dell’attuale presidente russo. Noi sentiamo nostro Pushkin, non Putin.
Perciò l’ultima cosa che vorrei è “essere aiutata e tutelata” dalle truppe russe. I kharkovesi che pensano così, sono davvero tanti, ma la nostra voce sembra sepolta dalla retorica stereotipata dei media.
Quindi chiederei a voi, miei colleghi italiani, quando scrivete sull’Ucraina, di tener presente anche questa realtà, più complessa del solito “Est russofono che guarda alla Russia”. Perché dietro questa retorica ci stanno le persone.
Grazie per l’attenzione,

Iryna Kashchey,
giornalista della Radio Nazionale Ucraina (Kiev) e della redazione ucraina della Deutsche Welle (Bonn)

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