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Mariya, badante rivoluzionaria

   Da Campi Bisenzio alle barricate di Maidan Nezalezhnosti a Kiev: «C’è bisogno del popolo, vado»

Troppe urla in sottofondo, troppo frastuono. Mariya chiede di essere richiamata più tardi, giusto il tempo di allontanarsi dalla prima linea, dalle molotov e dagli spari. Lei è sempre lì, sulle barricate di Maidan Nezalezhnosti a Kiev, piazza dell’Indipendenza, giorno e notte per difendere la libertà del suo Paese. Ha coraggio da vendere Mariya Muts, 65 anni di grinta e di fatica, badante a Firenze e rivoluzionaria in Ucraina. Quando è esplosa la protesta contro Yanukovich, non ci ha pensato due volte: dopo 13 anni di sacrifici come assistente domestica, ha lasciato tutto per unirsi alle proteste di piazza.

«C’E’ BISOGNO DEL POPOLO, VADO» – «C’è bisogno del popolo, è il momento di cambiare la storia e non possiamo stare a guardare» racconta al telefono da Kiev, la voce palpitante e un italiano ancora imperfetto. Dorme nei palazzi occupati dai manifestanti, soprattutto ministeri, dove si cucina e si sogna, dove proliferano le assemblee e dove arrivano gli aiuti alimentari e i vestiti donati dal popolo. Tantissimi quelli spediti dagli ucraini in Italia. Non molla Mariya, nonostante i meno venti sotto zero e nonostante «gli arresti e i morti ammazzati dalla polizia», nonostante «le persone arrestate e quelle scomparse». Ha visto scorrere il sangue sulla neve, ha versato lacrime immersa nel fumo dei lacrimogeni, dice di non avere paura. «Qui nessuno ha paura».

DA CAMPI BISENZIO A KIEV – Ieri badante, oggi combattente in prima linea. Forse quella grinta nasce proprio da lì, da quel lavoro umile al servizio dei nostri vecchi: le notti insonni per i lamenti, la bava alla bocca da pulire, i pannoloni da cambiare, le carrozzine da spingere. Ventiquattro ore al giorno a capo chino, senza chiedere mai. Prima ha vissuto con un’anziana signora a Campi Bisenzio, poi da un’altra nella zona di Porta Romana. Tra le mura domestiche degli italiani, Mariya non ha mai smesso di sognare un futuro diverso per l’Ucraina. Non ha mai smesso di seguire la politica, proprio lei che già 30 anni fa scendeva in strada per abbattere la cortina di ferro. Sua figlia Yuliya, avvocato a Firenze dopo la laurea in giurisprudenza a Novoli, le chiede di tornare, ma lei no, ostinata e contraria alla «dittatura che sta uccidendo il nostro Paese». Con la figlia si sentono tre volte al giorno. Mariya racconta e Yuliya piange, teme per l’incolumità della madre. Ha pensato di partire con lei, ma il lavoro non glielo permette. E allora non le resta che rimanere incollata a internet, un tuffo al cuore ogni volta che sente squillare il telefono. «Nelle strade di Kiev c’è un intero Paese – racconta Mariya – Giovani e anziani, uomini e donne, imprenditori e operai». E’ perfettamente consapevole che in queste ore si sta giocando una partita decisiva. E per questo non molla.

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